lunedì 20 agosto 2012

Sanzioni via posta elettronica certificata (PEC) e con lo sconto. Due disegni di legge di riforma del codice della strada all'esame del Parlamento


Utilizzo della posta elettronica certificata per notificare le multe stradali senza addebito delle spese. Sconto sulle sanzioni se il pagamento viene effettuato entro cinque giorni dalla contestazione della violazione. È questo l'obiettivo comune dei due disegni di legge di riforma del codice della strada all'esame del Parlamento e in via di approvazione.

Da un lato il ddl C 4662 recante «Delega al governo per la riforma del codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285», dall'altro il ddl C 5361 recante «Modifiche al codice della strada, di cui al decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di veicoli, di accertamento della guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, di pagamento delle sanzioni e di effetti della revoca della patente». Ed è proprio quest'ultimo disegno di legge, presentato recentemente da Mario Valducci, presidente della commissione trasporti della camera, ad avere le maggiori probabilità di via libera anche in tempi brevi, presumibilmente entro l'autunno.
Disegno di legge Valducci. Il ddl C 5361 Valducci, in corso di esame alla commissione trasporti della camera in sede referente (alla quale potrebbe essere assegnato in sede deliberante per accelerare l'iter di approvazione), prevede una serie di interessanti novità per adeguare alcune procedure stradali alle moderne tecnologie, con snellimento delle procedure e minori aggravi di spesa sia per l'utente che per l'organo accertatore. In primo luogo, il disegno di legge prevede l'emanazione di un decreto con il quale dovranno essere stabilite le procedure per la notificazione delle multe stradali tramite posta elettronica certificata nei confronti dei trasgressori abilitati all'utilizzo della pec, senza addebito delle spese di notificazione. Si tratterebbe in sostanza di regolamentare in dettaglio una nuova procedura semplificata di notificazione dei verbali, dentro la cornice normativa attualmente delineata dall'art. 201 del codice della strada e dall'art. 149-bis del codice di procedura civile. 
Altra novità interessante è rappresentata dalla riduzione dell'importo della sanzione, se il trasgressore effettuerà il pagamento entro cinque giorni dalla data della contestazione. Per esemplificare, per la violazione di un divieto di transito la sanzione di 80 euro scenderà a 64 euro. Per il superamento dei limiti di velocità di oltre 60 km/h la sanzione di 779 euro lo sconto per il pagamento entro cinque giorni sarà di 155 euro. Il disegno di legge prevede anche la possibilità per il trasgressore di pagare immediatamente sulla strada all'agente accertatore, qualora questi sia munito dell'apposito terminale per carte di credito o di debito. Novità importanti anche per l'accertamento della guida sotto l'influenza di droghe. Il personale sanitario potrà prelevare campioni di saliva quando si avrà il fondato sospetto che il conducente abbia fatto uso di sostanze stupefacenti. 
Attualmente il prelievo di mucosa del cavo orale è invece consentito solo quando il conducente si trovi sotto l'effetto delle droghe. Qualora il prelievo non possa essere fatto nell'immediatezza del controllo, il conducente sarà sottoposto al prelievo di campioni di fluido del cavo orale o di sangue. Se gli accertamenti effettuati al momento del controllo oppure successivamente presso strutture sanitarie daranno esito positivo, il conducente sarà considerato in stato di alterazione psico-fisica con la conseguente applicazione delle sanzioni previste dall'art. 187 del codice della strada, senza più la necessità che l'alterazione venga provata dal personale medico. La revisione della patente sarà disposta anche quando gli accertamenti strumentali e analitici forniranno esito positivo ma non sia possibile rilevare lo stato di alterazione psico-fisica. 
Il disegno di legge prevede poi un inquadramento normativo (attualmente assente) dei veicoli elettrici con bilanciamento assistito (i cosiddetti segway). Per questo il ddl andrà a modificare l'art. 50 del codice della strada, assimilando alle biciclette «i mezzi elettrici, concepiti per il trasporto di una sola persona di età non inferiore a sedici anni, con bilanciamento assistito ovvero dotati di due ruote in asse, con sistemi e sottosistemi di sicurezza ridondanti, che hanno una velocità massima di 20 km/h con possibilità di autolimitazione a 6 km/h». Per quanto riguarda gli autocaravan, il ddl prevede che, ai fini del calcolo della massa massima, non sarà considerato il peso degli accessori e delle attrezzature di bordo, quando questi non superino complessivamente il peso di 1,5 tonnellate.
Ciò per consentire di guidare gli autocaravan con la patente di categoria B anche quando la massa superi i 3.500 kg. Mano pesante nei confronti del conducente che, in caso di sinistri stradali, causerà per colpa la morte di una persona. Infatti, il disegno di legge, incidendo sulla disciplina in materia di revoca della patente di guida come sanzione accessoria, prevede che, nei casi di omicidio colposo di cui all'articolo 589, secondo e terzo comma, del codice penale, sia sempre disposta la revoca della patente di guida. Attualmente invece è prevista la sospensione della licenza di guida per quattro anni e la revoca soltanto in presenza di un tasso alcolemico superiore a 1,5 g/l o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope. Oltre a ciò, il disegno di legge prevede che per cinque anni il trasgressore non potrà conseguire nuovamente la patente; tale periodo di inibizione salirà a quindici anni nei casi in cui il trasgressore compia il fatto in stato di ebbrezza alcolica grave oppure sotto l'effetto di droghe.

venerdì 17 agosto 2012

L'UE pensa alle sigarette senza logo


Nei giorni scorsi l’Australia ha approvato una legge che vieta la stampa dei loghi sui pacchetti di sigarette. Tutte le sigarette avranno una stessa confezione di colore olivastro. Inoltre dovranno riportare informazioni sui danni che il fumo arreca. La decisione mina gli introiti delle grandi multinazionali.  Inoltre secondo queste ultime, darebbe spazio al contrabbando di tabacco. Anche l’Unione Europea, attraverso un suo portavoce, ha fatto sapere che un provvedimento simile potrebbe essere messo in pratica in Europa a partire dal prossimo autunno. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  il fumo è “una delle più grandi minacce per la salute pubblica che il mondo abbia mai affrontato”. Il fumo provoca il cancro ai polmoni e malattie respiratorie croniche, oltre a quelle cardiovascolari che sono la prima causa di morte per malattia nel mondo. Le cifre dell’OMS parlano di 8 milioni di decessi all’anno entro il 2030 se la situazione resterà così com’è. Dopo la sentenza australiana contro il ricorso dei giganti del tabacco alla legge contro i pacchetti di sigarette tutti uguali la Commissione Europea attraverso il portavoce  Antony Gravili ha detto che sta seguendo la vicenda da vicino. Infatti in autunno dovrà essere presentato il nuovo piano contro il fumo che sostituirà quello del 2001. Gravili ha dichiarato: “Stiamo lavorando ad una proposta di revisione della  direttiva (UE) sui prodotti del  tabacco. Saranno discusse molte cose  tra cui la possibilità di imballaggi tutti uguali.” Ha aggiunto, riferendosi alle avvertenze sanitarie grafiche attualmente richieste sul retro dei pacchetti di marca in Europa: “Una delle cose che stiamo prendendo in considerazione è, ad esempio,  rendere l’immagine sulla confezione più grande.” Coloro che sono contrari  al fumo sostengono che un’operazione del genere eviterebbe l’effetto del marchio sui giovani. L’ipotesi è che il marchio della sigaretta diventi una moda così come possono esserlo le scarpe, e che, attraverso questo meccanismo, ci si possa poi assuefare al fumo. Le grandi multinazionali sostengono invece che i paccheti di sigarette tutti uguali, oltre a violare il diritto di proprietà intellettuale,  faciliterebbero il mercato di contrabbando delle sigarette. C’è poi un altro aspetto non di poco conto: le grandi multinazionali sostengono che venga leso il diritto al libero mercato perchè si dovrebbero cambiare gli imballaggi a seconda dei paesi. Anche la Gran Bretagna sta valutando l’ipotesi degli imballaggi uguali, considerando i vari aspetti legislativi. A breve dovrebbe decidere sull’oportunità di procedere con la legislazione o meno. L’OMS si augura che la decisione australiana abbia un effetto domino: infatti anche la Nuova Zelanda, il Canada e l’Irlanda stanno valutando se adottare provvedimenti simili.

lunedì 13 agosto 2012

Riforma delle professioni: in realtà non cambia nulla...se non in peggio!

La riforma delle professioni è arrivata in porto. Manca ormai solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale: questione di giorni, se non di ore, e poi si potranno forse mettere i titoli di coda su un film ormai inguardabile. La vera notizia è che è stata sconfitta la volontà di Confindustria e dei poteri forti di fare terra bruciata del mondo delle professioni per impossessarsi del mercato dei servizi ad alto valore aggiunto. 
Ci hanno provato in tutti i modi. L’ultimo assalto è stato portato partendo dalla Bce e dalla lettera del 5 agosto 2011 con la quale si chiedeva, tra l’altro, la liberalizzazione dei servizi professionali. Il governo italiano, che in quel momento non era in grado di opporre alcuna resistenza, ha risposto con il decreto legge 138 del 13 agosto 2011 e, un anno dopo, con un dpr attuativo, appena firmato dal presidente Napolitano. Anche questa volta, dopo mesi di polemiche durissime, le ragioni delle professioni hanno avuto la meglio contro un liberismo di facciata messo lì solo per mascherare interessi ben precisi. In pratica si è finito per regolamentare a livello normativo una serie di prassi che, in vario modo, è già vigente da anni nel mondo delle professioni. Vediamo qualche esempio: la formazione. A parte gli ingegneri e gli agrotecnici, tutte le altre professioni avevano già da anni norme precise in materia, che sono state confermate dalla riforma Severino. Per quanto riguarda il tirocinio, solo consulenti del lavoro, avvocati e commercialisti avevano un tirocinio più lungo dei 18 mesi attualmente previsti come limite massimo, ma i commercialisti già consentivano di fare due anni su tre durante gli anni dell’università. Molte professioni tecniche avevano un tirocinio di durata inferiore o non l’avevano affatto: in questi casi la nuova disciplina, in contrasto con i suoi obiettivi, finisce per ritardare l’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro. Ancora, per quanto riguarda la pubblicità informativa la norma del 2006 era già chiarissima nel togliere ogni vincolo sulla pubblicità, quindi già oggi i professionisti sono liberi di farsi pubblicità. Con il decreto Severino ci si limita a regolamentare qualche dettaglio in più. L’unica vera novità è quindi quella relativa al procedimento disciplinare, che affida ad un organismo diverso dall’ordine il controllo sul rispetto delle regole da parte dei professionisti. Un po’ poco per una riforma che ha ammorbato l’aria per più di 10 anni.

domenica 12 agosto 2012

Oltre 1.300.000 firme raccolte per il referendum anti-casta


Per l’esattezza, 1.305.639. Ora è ufficiale: questo è non semplicemente il numero di firme raccolte in tutta Italia, ma il numero di firme già certificate (e, quindi, valide) che hanno sottoscritto la richiesta referendaria di abrogazione dell’Art. 2 della Legge 31 Ottobre 1965, n. 1261 e denominata “Tagli agli stipendi d’oro dei parlamentari“. A due settimane esatte dalla chiusura della campagna di raccolta firme (il termine ultimo era stato fissato lo scorso 30 luglio 2012) arriva la conferma ufficiale, da parte del Comitato promotore, del numero di firme pronte per essere depositate in Cassazione: “Le firme sono valide, certificate dal notaio. Le consegneremo a gennaio 2013″. Un numero impressionante, che ha superato ampiamente il numero minimo necessario per presentare richiesta di referendum (pari a 500.000 firme). Un vero successo, al di là di ogni più rosea previsione, se si considera il fatto che è stato raggiunto senza il supporto dei media nazionali e malgrado l’ostracismo di molti detrattori dell’iniziativa. Il referendum, lo ricordiamo, ha come l’obiettivo abolire l’indennità che i parlamentari percepiscono – si parla di circa 3.000 euro al mese a testa – per vivere a Roma, nonostante molti di essi abbiano già la residenza nella Capitale“1.305.639 è un numero che racchiude un forte segnale politico” ha dichiarato Maria Di Prato, coordinatrice nazionale di Unione Popolare (unico componente il Comitato referendario). ”Un desiderio primario dei cittadini. Un desiderio forte e già palese ma ora, col conforto numerico, diventato  incontrovertibile. Un risultato che  dimostra in modo nitido il profondo solco creatosi tra classe politica e popolo. Un pieno dissenso dei cittadini tutti che non si sentono più rappresentati dagli attuali politici. Mai prima d’ora si era visto un movimento, che vive esclusivamente di autofinanziamento, conquistare un simile risultato”, sottolinea Di Prato (nella foto sotto, al centro). Di Prato, inoltre, tranquillizza tutti i firmatari e conferma che la procedura è valida: secondo 11 costituzionalisti interpellati dagli stessi organizzatori, è tutto regolare. Tuttavia, il Comitato promotore si appella ora al Governo e ai Presidenti di Camera e Senato, esortandoli ad intervenire al più presto ”affinché la volontà popolare sia rispettata e si proceda, quindi, all’immediata abolizione della diaria del parlamentari”, senza aspettare la consultazione popolare, mettendo così a tacere chi li accusa di voler incassare i rimborsi referendari. E’ vero che per ogni firma raccolta un comitato referendario percepisce 0,52 centesimi, ma solo se un referendum viene indetto e solo se si raggiunge il quorom (cioè 50% +1 degli aventi diritto). E su questo punto, Di Prato ribadisce: “Come più volte dichiarato, Unione Popolare ha deciso di rinunciare ai rimborsi“. La speranza del Comitato promotore è di non dover andare alla consultazione diretta dei cittadini, in modo da risparmiare denaro pubblico che andrebbe utilizzato per risolvere problemi più urgenti per il Paese: Sappiamo che i referendum hanno un costo. Mi auguro che chi comanda capisca che i sacrifici sono di tutti e che procedano con il diminuirsi lo stipendio, ha sottolineato Di Prato. “Se segnali in questa direzione non ci saranno, noi continueremo – anche dopo la pausa estiva – a raccogliere le firme per tenere accesa la fiaccola del cambiamento”. Il problema, che si è posto negli ultimi tempi, riguarda la norma che prevede che le firme per richiedere l’indizione di un referendum non possano essere depositate in Cassazione nell’anno anteriore alla scadenza del mandato delle due Camere (Art.31  della Legge in materia referendaria 25 maggio 1970, n. 352). Il Comitato promotore – su questo punto – si è rivolto ad 11 giuristi esperti in diritto costituzionale, che hanno dato parere favorevole sulla validità della raccolta. Secondo gli esperti, la raccolta firme non è limitata soltanto al periodo di tre mesi dalla “prima data” di vidimazione dei fogli, ma il promotore di un qualsiasi referendum può sempre richiedere agli uffici competenti la vidimazione di altri fogli. Ciò significa, in pratica,  che la raccolta firme dura tre mesi per ognuno dei fogli vidimati. Sempre secondo i Costituzionalisti, nei periodi in cui è vietato il deposito delle firme, i fogli vidimati e firmati non perdono efficacia e possono essere depositati nel momento in cui riparte il periodo nel quale è ammesso il deposito. Per tutti questi motivi, Unione Popolare, ha dichiarato che ha deciso di proseguire, da settembre in poi, nella raccolta firme in tutta Italia. Va ricordato che, dopo che tutte le firme certificate saranno consegnate in Cassazione a gennaio 2013, se queste saranno ritenute valide, la parola passerà alla Corte Costituzionale, la quale dovrà pronunciarsi sull’ammissibilità del quesito referendario entro gennaio 2014. La procedura, quindi, sarà lunga e sarà necessario aspettare e pazientare. Ecco perché il Comitato promotore si appella direttamente a Governo e Camere chiedendo di rispettare la volontà popolare decurtandosi immediatamente lo stipendio, senza aspettare la consultazione popolare vera e propria. “In una democrazia compiuta si deve necessariamente tener conto del parere diffuso di chi, costituzione alla mano, è ritenuto detentore della sovranità” dichiara il Comitato promotore. “E’ giunto il momento che i nostri cari politici, tra i più pagati al mondo, facciano autonomamente ciò che i tanti cittadini italiani hanno chiesto firmando il referendum. Sarebbe un passo decisivo che, in ordine cronologico, produrrebbe tre tipi di effetti: scongiurerebbe la celebrazione di un referendum, coi relativi costi; rappresenterebbe un gesto di civiltà e di grande responsabilità verso il Paese che soffre; ed, infine, eviterebbe l’acuirsi di una già stratificata avversione proveniente da larghissimi strati della popolazione di questo Paese”. 

sabato 11 agosto 2012

Decretazione d'urgenza: il governo Monti a quota 29, quasi il doppio rispetto a Berlusconi


Giorgio Napolitano, rinnovando la propria preoccupazione per un ricorso eccessivo ai decreti legge, parla di "emergenze e urgenze senza precedenti", che hanno di fatto costretto il Berlusconi quater negli ultimi mesi di vita e ora l'esecutivo guidato da Mario Monti a mettere mano massicciamente alla decretazione d'urgenza. Ma e' un fatto che in questa legislatura l'esecutivo dei tecnici ha battuto quello politico del Cavaliere, con un 'bottino' di 29 decreti legge in soli otto mesi (come si ricava dal sito del governo), pari ad una media di 3,6 provvedimenti al mese, quasi il doppio rispetto alla media mensile (1,9) per il Berlusconi quater (maggio 2008-novembre 2011), che in 42 mesi di vita ha 'prodotto' 80 decreti legge. Decretazione d'urgenza, quella cui ha fatto ricorso il governo dei 'tecnici' (l'ultimo decreto e' quello sull'Ilva di Taranto) che non e' solo servita a parare l'assalto dello spread, ma che e' stata lo strumento con cui Monti e i suoi ministri hanno fronteggiato altre emergenze, come quella del sovraffollamento delle carceri o il terremoto che ha colpito l'Emilia, e attraverso il quale l'esecutivo ha accelerato l'iter di provvedimenti decisivi per la sua politica economica e sociale come il provvedimento per la riforma del mercato del lavoro. Il confronto si limita alla legislatura in corso, mentre nel passato lo stesso Berlusconi ha fatto ricorso in modo ben piu' massiccio alla decretazione d'urgenza. Nella XIV legislatura, infatti, il secondo e terzo governo Berlusconi hanno registrato una media superiore a quella del governo dei tecnici: 217 decreti, ossia 3,6 al mese, ma in un arco temporale di ben 60 mesi. Il secondo governo Prodi (17 maggio 2006-6 maggio 2008) ha emanato 47 decreti legge in 24 mesi, con una media di 1,9 provvedimenti di decretazione d'urgenza ogni mese. Se invece il confronto si limita ai primi dodici mesi di attivita' dell'esecutivo, traguardo che Monti non ha ancora raggiunto, i dati vedono in cima alla graduatoria Berlusconi con 54 decreti nella XIV legislatura e 35 in quella in corso, seguito da Prodi con 26 decreti dal 17 maggio 2006 al 16 maggio 2007.